DIARIO

Frammenti del reale e dell'irreale


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Il 7 luglio 2010 ero in Piazza Venezia a Roma. Faceva molto caldo, l'asfalto scottava per il calore e sentivo scottare anche tutti i miei ingranaggi elettronici. Il traffico in Piazza Venezia era completamente bloccato, tra sudori e imprecazioni e centinaia di autoveicoli fermi, i clacson e le sirene impazzavano.

Era bloccato anche un autobus all'inglese scoperto, adibito ai tour panoramici della città, allora mi sono avvicinato e ho chiesto all'autista se potevo salire. Sono rimasto un po' sorpreso quando ha teso subito verso l'alto il palmo della mano, poi ha sfoderato un sorriso romanesco: "Sali, sali... poi famo tutto un conto!".  Sopra al primo piano c'era una vista davvero panoramica, i turisti fotografavano composti il caotico e monumentale  paesaggio urbano: mi sembrava una  veduta d'altri tempi, come la scena di una battaglia. Io ho filmato i manifestanti che bloccavano la piazza con un sit-in e le migliaia di persone che si affollavano all'inizio di via del Corso, sventolando bandiere neroverdi di fronte a una fila di poliziotti schierati in tenuta antisommossa e a camionette  blindate che sbarravano la strada verso i palazzi del Governo.
Sono sceso da lì e ho ringraziato l'autista... che mi ha squadrato e subito mi ha chiesto: "Su che canale va?" Io stavo già uscendo..."Come?" "Per che televisione è?"
"Non è televisione... è un documentario." Mi guarda e sorride: "Ah, niente de che..."
"Niente de che..." rispondo "...Niente de che!" ci vuole grande determinazione e ironia per fare  un  film documentario. Non sapevo se ridere o arrabbiarmi ripensando al senso di questa schietta, emblematica esclamazione, che esprime un giudizio veramente sintetico su questo lavoro.
Niente giri di parole, niente cinema del reale come corpo a corpo con le realtà del mondo  ma semplicemente "Ah, niente de che...". Però non ho avuto nemmeno il tempo di pensarci perché in piazza era salita molto la tensione: "L'A-qui-la! L'A-qui-la" gridavano i cinquemila abitanti del capoluogo abruzzese venuti a Roma per manifestare contro l'abbandono della città dopo le grandi sfilate mediatiche del G8 e del Governo. Un anno dopo  il terremoto si aggirano ancora spaesati per il loro territorio, come immersi in un brutto sogno: 25mila senza casa, 16mila senza lavoro, una città piena di macerie dove la ricostruzione non è mai cominciata e ci sono  le tasse  da pagare senza un progetto di rilancio economico per il futuro.
"Buffoni! Buffoni!" urlavano forte gli Aquilani.
Le forze dell'ordine sbarravano la strada al corteo, all'improvviso ho visto alzare i manganelli su vecchi e giovani e anche sui sindaci con i confaloni dei comuni. In pochi minuti si è scatenata una lotta, i manganelli dei poliziotti hanno picchiato i terremotati e hanno rotto le teste di tre manifestanti: il corteo si è tinto di rosso. Ma gli Aquilani sono montanari e hanno sfondato il cordone dei poliziotti, così dopo vari intoppi sono arrivati in piazza Montecitorio, già occupata dal corteo dei disabili in carrozzella che protestavano per i tagli all'assistenza.  
Ogni giorno siamo investiti da notizie e immagini di licenziamenti, crisi, truffe, politici corrotti, mafie, sciacalli, violenze quotidiane su donne, inquinamenti, macerie, guerre infinite ...
Le realtà superano sempre le fantasie... il cinema del reale include immagini e suoni di tutto quello che si potrebbe considerare irreale .
Non sempre puoi ricostruire al montaggio il senso di ciò che hai ripreso.  Tu sei solo in strada con la videocamera surriscaldata in mano, hai sentito il puzzo del sudore tuo, della gente, dei poliziotti: tutto scorre per frammenti, vero e falso, immagini ben composte e messe in scena e immagini sporche, mosse, brutali... L'Aquila è stata il teatro delle trasformazioni e della politica, è la città più mediatizzata e mistificata d'Italia, ore ore ore di registrazioni per un grande set ora in abbandono.
Tutto scorre e io sono travolto dal flusso di immagini, mi sforzo di filmare le facce degli Aquilani che gridano ridono piangono cantano si arrabbiano ma non stanno mai fermi . Non hanno più la casa, forse è per questo che non stanno mai fermi. Uno di loro con la sguardo acuto e la faccia stanca mi ha detto che quando sono andati a demolire la sua casa si sentiva strappare il cuore, se lo sentiva proprio strappare e ha cercato di conservare alcune pietre. Le pietre sono diventate un mucchio, le ha trasportate una alla volta da solo, le ha ordinate e  così alla fine si sentiva meglio, era più forte.
Un film documentario sarà "niente de che..." ma può incidere sulle cose, senza vendere illusioni e senza pretendere di dare a vedere il reale. Può indagare le cose che viviamo e affrontare problemi in rapporto all'illusione, l'irrealtà, la finzione... può essere amore per tutto quanto è umano, acutamente umano, vale a dire debole e doloroso, vale a dire nobile; può essere passione che ti spinge a  cercare il senso della verità e della giustizia.

Tutto scorre tra mille trasformazioni e da lontano sento ancora gridare una parola-pietra che mi colpisce al cuore: "L'A-qui-la!". 


Postato da Paolo Pisanelli, gio 13 dic alle 01:59


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