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A volte non so perché inizio a fare un film, Ju tarramutu forse è una sorta di esorcismo...


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Il terremoto mi ha svegliato la notte del 6 aprile 2009 a Roma, ho sentito un tonfo e il letto che ballava, un uovo di Pasqua era caduto dal mobile della cucina. La scossa mi aveva spaventato, ma la radio e la televisione non davano notizie, ho pensato che avesse colpito forte da un'altra parte. La mattina dopo ho scoperto che L'Aquila era distrutta.
In poche ore è diventata una grandissima inaccessibile zona rossa.

Un terremoto è un evento "assurdo", che ti fa interrogare sulla natura del reale e del mondo in cui viviamo e ti mette a confronto con l'insensatezza. Avrei voluto dare una mano... ma cosa si può veramente fare?
Radio e tv bombardavano di notizie e raccomandavano di non avvicinarsi alle zone del sisma,
ma alla fine io sono partito. Ho cominciato a vagare e a filmare intorno all'Aquila, senza sapere dove andavo, mi sono messo a esplorare questi territori  e a scavare con gli occhi.

Ho filmato a lungo il territorio aquilano: il mio interesse è rivolto alle radicali trasformazioni che sta subendo, alla "sparizione" dei centri storici, tra abbandoni e demolizioni, all'idea di casa che ha dentro di sè ogni persona che ho incontrato. Sicuramente pongo al centro il tema del paesaggio per parlare del momento che stiamo vivendo, più che della bellezza o della distruzione del paesaggio in sé.

In ogni paese dove sono stato ho incontrato persone che mi hanno raccontato storie, esperienze, emozioni: per me filmare è un modo di conoscere ma è anche il modo per curare i luoghi e le  persone, non solo come esercizio della memoria, ma come contatto con l'altro, condivisione di esperienze, qui e ora.
Alla violenza naturale del terremoto si è sovrapposta la voracità degli interessi, la velocità delle urbanizzazioni, l'impatto violento del Progetto C.A.S.E. che ha sconvolto senza pianificazione un territorio bellissimo, ancora di impianto medioevale.

Nel tempo lo smarrimento degli abitanti è diventato rabbia, ribellione contro gli sprechi, le carenze organizzative, le speculazioni politiche ed economiche...
Allora cosa si può veramente fare?

A volte fare un film è uno scoppio di passione, di rabbia e d'amore.


Postato da Paolo Pisanelli, gio 13 dic alle 01:15


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